Nel 1200 la città di Alessandria d’Egitto è molto grande e importante. Arrivano navi da tanti paesi con spezie, stoffe, libri, gioielli e ogni merce possibile. Le strade sono piene di persone. Ci sono mercanti, viaggiatori, cammelli, asini. Alcuni vendono tessuti colorati, morbidi e lucenti, altri mostrano gioielli d’oro e d’argento, oppure piccoli oggetti strani, fatti con legno, pietra o vetro. Si sentono i richiami dei venditori che gridano le loro offerte, il rumore delle ruote dei carri sul selciato, gli asini che ragliano, i cammelli che si muovono lenti. Nell’aria ci sono profumi di spezie, di pane caldo e di carne arrostita. Tutto è pieno di movimento, suoni e odori.
In un quartiere pieno di vicoli stretti e tortuosi, tra muri alti e tende colorate, si trovano i venditori di cibo. I loro banchi sono vicini l’uno all’altro, le pentole fumano, il profumo delle spezie riempie l’aria, e la gente si ferma, guarda, assaggia, compra. Tutto è vivo, caldo, rumoroso.
In uno di questi vicoli lavora Fabrat, un cuoco arabo conosciuto da tutti nel quartiere. La sua cucina è piccola, costruita con legno e pietre scure, ma davanti ha un banco con piatti, cucchiai di rame e ciotole pronte. Ogni mattina Fabrat si sveglia presto e accende il fuoco con cura. Taglia la carne con un coltello affilato, aggiunge cipolle, aglio, cumino, coriandolo, e altre spezie che tiene in piccoli sacchetti di stoffa.
Un lunedì mattina, Fabrat sta preparando una zuppa densa e profumata. Mescola piano con un grande cucchiaio di legno mentre il vapore sale dalla pentola. L’odore si sparge nel vicolo e attira la gente come una promessa. Alcuni si fermano solo per annusare, altri aspettano con una ciotola in mano. Fabrat non parla molto, ma quando cucina, sembra raccontare una storia con ogni gesto.Un altro uomo, molto povero, passa davanti alla sua cucina. Ha in mano un pezzo di pane, ma non ha soldi per comprare qualcosa da mangiare con il pane. Allora mette il pane sopra la pentola di Fabrat. In questo modo il pane prende il fumo che esce dalla pentola, e il buon odore del cibo. Dopo che il pane ha preso il fumo, l’uomo lo mangia poco a poco con gusto.
Fabrat, che quella mattina non riesce a vendere molto, si arrabbia con il povero e gli dice:
— Devi pagare per il mio cibo.
Il povero risponde:
— Ma io ho preso solo il fumo, non il cibo.
Fabrat insiste:
— Anche per il fumo devi pagare.
I due cominciano a discutere sempre più forte. Alla fine arrivano davanti al Sultano. Il Sultano ascolta la storia e non sa come risolvere la questione. Allora chiama gli anziani saggi per decidere cosa fare. Questi discutono tra loro. Alcuni dicono:
— Il fumo non ha valore, quindi il povero non deve pagare.
Altri invece dicono:
— Il fumo è parte del cibo del cuoco, quindi deve pagare, anche se poco.
Alla fine, uno dei saggi trova una soluzione e dice:
— Se uno vende e l’altro compra, allora bisogna pagare, ma il prezzo deve essere giusto. Il cuoco di solito riceve monete in cambio del cibo. Questa volta però non ha venduto cibo, ma il fumo del cibo. Quindi per pagarlo non ci vuole una moneta, ma basta il suono di una moneta.
E così il Sultano decide che da quel giorno il fumo del cibo può essere pagato con il suono di una moneta.
Se ti piace leggere, considera anche i nostri
libri per studenti di italiano principianti e intermedi
![]() |
![]() |

