pdfNella città di Lucca, nel quartiere di San Cristofano, vive un uomo chiamato Ganfo il pellicciaio. È un uomo semplice e un po' rozzo in tutte le sue azioni. Però, nel suo lavoro, è molto attento e preciso. Un giorno, Ganfo si ammala. I medici gli consigliano di andare ai bagni termali di Corsena, dicendo che questi sono meglio delle medicine.

Deciso a seguire il consiglio, chiede soldi a sua moglie, monna Tedora, per pagare il viaggio e il soggiorno ai bagni. Sua moglie gli dà dieci lire di sestini e gli dice di spendere poco. Ganfo parte per il viaggio a piedi e cammina lentamente. Durante il tragitto, non mangia e non beve.

In realtà, durante il viaggio, beve un po’ d’acqua. Infatti, quando arriva al fiume Lima, non vuole pagare la tassa per attraversare il ponte e decide di attraversarlo a piedi. Entra nell’acqua, ma, siccome è alta e lui è debole, rischia quasi di affogare. E in quel momento beve un po’ d’acqua del fiume. Finalmente, Ganfo arriva finalmente a Corsena. Va subito a guardare le persone che fanno il bagno nelle acque termali.  Nota che ci sono centinaia di uomini nudi. Ganfo comincia a preoccuparsi perché dice tra sé:

– Se mi spoglio nudo, poi come faccio a riconoscermi in mezzo a tanti uomini. Mi sembrano tutti uguali?

È preoccupato di confondersi con gli altri, quindi ha un’idea: con della paglia fa una croce.

– Che idea geniale – pensa tutto contento – Metterò questa croce sulla spalla, cosi saprò che sono io.

Il giorno dopo Ganfo entra nel bagno, nudo e con la croce sulla spalla. Una volta entrato nell’acqua, si guarda la spalla e vedendo la croce, dice:

– Sì, sono proprio io.

Rimane lì per un po’, ma sente freddo alle spalle. Nell'acqua, che scorre attorno a lui, la croce si stacca dalla sua spalla e va a posarsi sulla spalla di un fiorentino che è vicino a lui.

Ganfo si guarda e non vede più la croce sulla sua spalla. Si gira e la vede sulla spalla del fiorentino. Subito si avvicina e gli dice:

– Tu sei me, e io sono te.

 Il fiorentino lo guarda male. Non capisce e lo manda via,

 Ganfo insiste:

– Tu sei me, e io sono te.

Il fiorentino, pensando che Ganfo sia pazzo, gli dice:

– Vai via, tu sei morto

Quando Ganfo sente la parola "morto", esce subito dal bagno. Si veste e inizia a camminare verso Lucca, per tornare a casa. Durante il cammino non parla con nessuno, non mangia e non beve. Molte persone lo salutano, ma lui non  risponde a nessuno.

 

 

Quando arriva a Lucca, entra in casa. Mona Tedora gli chiede:

– Ganfo, sei già tornato così presto?

Ganfo la sente e risponde:

– Cara Tedora, mi dispiace ma non posso parlare con te perché sono morto.

Poi si getta sul letto, chiude gli occhi e non si muove più. Indebolito e pallido per la malattia, per il lungo viaggio senza cibo e acqua e per la paura, su quel letto sembra proprio un morto. Sua moglie inizia a gridare e a piangere. Chiama i vicini che subito corrono in casa e cercano di confortarla. Dice a tutti che suo marito Ganfo è morto. I vicini la consolano, e cercano di organizzare il funerale. Arriva la bara e mettono Ganfo dentro. Lui rimane immobile, proprio come un morto. I monaci si radunano con la croce e le candele e vanno a prendere Ganfo per portarlo in chiesa per il funerale.

Mentre lo portano, una serva chiamata Vettessa vede passare il funerale e vuole sapere chi è morto. Appena sente dire che è morto Ganfo, inizia a gridare: – Maledetta sia l’anima di Ganfo! Gli ho dato un mio vestito da riparare e non l'ho mai più riavuto.

E continua a ripetere la stessa cosa molte volte urlando. Ganfo, che aveva già discusso con Vettessa molte volte, la sente gridare. Pensa che lei parli male di lui e allora, ad alta voce, dice: – Vettessa, Vettessa, sei fortunata che sono morto, altrimenti ti sistemerei per bene!

A queste parole, le persone che portano la bara si spaventano. Pensano che sia uno spirito e lasciano cadere la bara a terra. Ganfo cade e si sporca tutto. I preti e le altre persone si avvicinano. Vedono che Ganfo è vivo e gli dicono:  – Povero Ganfo. Ma per quale motivo volevi farti seppellire vivo come se fossi un morto?

Ganfo vede intorno a sé i parenti e i vicini e racconta la storia del bagno. Questi si mettono a ridere. I preti se ne vanno con le candele e la croce. Ganfo torna a casa, dove la moglie si prende cura di lui fino a farlo guarire.

 

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