Da un racconto di O. Henry, adattato per studenti di italiano di livello intermedio
Soapy sta seduto su una panchina in Madison Square e si sente a disagio. Quando gli uccelli volano verso sud e le donne senza pelliccia diventano più gentili con i mariti, significa che il freddo si avvicina.
Una foglia morta cade sulle sue ginocchia. Il signor Inverno sta arrivando e avvisa sempre in anticipo le persone.
La notte prima ha dormito sulla panchina accanto alla fontana della vecchia piazza. Ha messo diversi giornali sotto il cappotto e sotto i pantaloni per scaldarsi. Ma non sono bastati a proteggerlo dal freddo. Così, ora, l’Isola gli sembra l’unica soluzione.
Soapy capisce che è arrivato il momento di trovare una soluzione per affrontare il gelo.
Non ha grandi progetti per l’inverno. Non pensa a viaggi in posti caldi. Quello che desidera davvero è passare tre mesi sull’Isola[1]. Tre mesi con un letto sicuro, pasti garantiti e compagnia, al riparo dal freddo e dai poliziotti. Questo è tutto ciò che vuole.
Da anni, il carcere di Blackwell’s Island è il suo rifugio invernale. Le persone più fortunate di New York comprano i biglietti per Palm Beach o per la Riviera. Soapy invece ogni anno pianifica la sua vacanza in prigione.
Degli istituto di carità non ne vuole sapere. Preferisce la prigione. Ci sono molti posti in città dove potrebbe andare a chiedere un pasto caldo e un letto. Ma Soapy è orgoglioso e sa che quell’aiuto ha un prezzo. Anche se non si paga con il denaro, si paga con l’umiliazione. Se dorme in un rifugio, deve lavarsi per forza. Per avere da mangiare, deve rispondere a tante domande. In prigione invece, anche se ci sono molte regole, nessuno gli chiede mai niente.
Quindi, deciso ad andare sull’Isola, Soapy si mette subito all’opera. Ci sono molti modi semplici per farsi arrestare. Un modo facile è mangiare in un ristorante senza pagare. Così il proprietario chiama un poliziotto, questo lo porta dal giudice, e il giudice lo manda in prigione.
Soapy si alza dalla panchina e si dirige fuori dalla piazza. Cammina qualche minuto per strada finché vede un locale illuminato, con tante luci che brillano. Dentro ci sono persone eleganti che bevono vino, indossano vestiti di seta e mangiano piatti raffinati
Si sente abbastanzasicuro di sé. Si è appena rasato e il cappotto non è male. Ha anche una cravatta nera che gli hanno regalato qualche mese prima. Si guarda nella vetrina con un certo compiacimento. Sì, ha proprio un’aria rispettabile È sicuro di potersi sedere a un tavolo senza destare sospetti fra i camerieri.
Pensa già al suo pasto e gli viene l’acquolina in bocca[2]: un’anatra arrosto, accompagnata da una bottiglia di Chablis[3], poi del formaggio Camembert, un caffè e infine un sigaro da un dollaro. Il conto non sarebbe troppo alto da fare un gran danno al ristorante, ma abbastanza da mandarlo in galera.
Ma appena mette piede dentro al ristorante, l’occhio attento del capo cameriere cade sui suoi pantaloni consumati e sulle scarpe rotte. Senza dire una parola, quattro mani forti e veloci lo afferrano, lo girano e lo buttano sull’asfalto della strada. Per questa volta l’anatra l’ha scampata bella[4].
Soapy si allontana da Broadway. Questa volta il suo viaggio verso l’isola sembra più difficile del solito. Deve pensare a un altro modo per farsi arrestare.
All’angolo della Sesta Avenue vede una vetrina illuminata piena di oggetti esposti. Soapy raccoglie un sasso e lo lancia contro il vetro, che va in frantumi. In pochi istanti, un poliziotto arriva correndo, seguito da una piccola folla. Soapy rimane fermo, con le mani in tasca, sorridendo alla vista della divisa blu.
— Chi ha rotto la vetrina? — chiede il poliziotto, eccitato.
— Forse sono stato io? — risponde Soapy con un tono ironico, ma amichevole, come si fa con la fortuna quando finalmente arriva.
Ma il poliziotto non lo considera nemmeno un sospetto. Chi rompe una vetrina, di solito, scappa. Il poliziotto vede un uomo che sta correndo verso un tram, pensa che sia lui il colpevole e si lancia all’inseguimento con il manganello in mano. Soapy resta fermo, deluso. Due tentativi, due fallimenti.
Dall’altro lato della strada vede un ristorante meno elegante. Qui servono piatti abbondanti a prezzi bassi. Le stoviglie sono pesanti, l’aria è densa di odori, la minestra è acquosa e le tovaglie sono logore. Ma nessuno gli impedisce di entrare. Si siede a un tavolo e ordina una cena abbondante: bistecca, frittelle, ciambelle e torta. Quando il cameriere arriva con il conto, Soapy si limita a sorridere e dice:
— Puoi chiamare la polizia. Io non ho un soldo.
Il cameriere, con un tono freddo risponde:
— Non ti preoccupare. Per te non c’è bisogno della polizia. – Poi si gira e chiama – Hey, Willie! Vieni qui un attimo.
Arriva anche un altro camerierie e in due lo afferrano, lo portano all’uscita e con un lancio preciso lo buttano su marciapiede.
Soapy si alza lentamente. Si spolvera i vestiti e guarda la strada. Farsi arrestare è diventato impossibile. Questa volta, le vacanze sull’isola sembrano solo un bel sogno.
Un poliziotto, fermo davanti a una farmacia poco più avanti, guarda la scena, ride e poi si allontana.
Soapy cammina per un buon chilometro prima di trovare il coraggio di tentare di nuovo. Stavolta l’occasione gli sembra perfetta. Una giovane donna, ben vestita, è ferma davanti a una vetrina e osserva con interesse alcuni oggetti. Poco distante, un poliziotto dall’aria severa è appoggiato a un idrante.
Soapy decide di comportarsi come un corteggiatore fastidioso. La ragazza ha un aspetto elegante e raffinato. Il poliziotto è vicino. Tutto sembra perfetto. Presto, forse, sentirà una mano sulla spalla. Sarà il segnale che la vacanza verso l’Isola sta per cominciare.
Si mette a posto la cravatta, inclina il cappello con aria maliziosa e si avvicina alla giovane donna. Le lancia occhiate, tossisce, sorride e si comporta come un corteggiatore fastidioso. Lancia un’occhiata verso il poliziotto e nota che lo sta osservando.
La ragazza fa qualche passo di lato, ma continua a guardare la vetrina. Soapy la segue e, con un sorriso, si toglie il cappello.
— Ehi, bella! Ti va di fare una passeggiata con me?
Si aspetta che la ragazza si spaventi e chieda aiuto. Ma invece lei gli prende il braccio e dice con allegria:
— Certo, caro! Se mi offri da bere. Ti avrei parlato prima, ma c’era il poliziotto che ci guardava.
Soapy, sconvolto, cammina con la donna lungo la strada. Il poliziotto non interviene. Sembra che il destino non voglia farlo andare in prigione.
Alla prima occasione si libera dalla presa della donna e si allontana in fretta. Prosegue fino a raggiungere un quartiere illuminato, pieno di teatri, vetrine sfarzose e gente elegante che passeggia avvolta in cappotti pesanti. Uomini cappotti costosi e donne con guanti di velluto ridono nel freddo della sera.
All’improvviso, un pensiero lo colpisce come un pugno allo stomaco: forse un incantesimo lo ha reso immune all’arresto[5]? L’idea lo spaventa. Se nessuno lo arresta, dove passerà l’inverno? Il terrore gli stringe la gola[6]. Deve riuscirci, deve farsi prendere in qualche modo.
Davanti a un teatro luminoso, un poliziotto se ne sta fermo a osservare la folla. Soapy non ci pensa due volte: inizia a urlare e a fare il matto. Strilla parole senza senso, si mette a ballare, scalcia, gesticola come un ubriaco fuori controllo. Disturba tutti quelli che passano, sperando di attirare l’attenzione del poliziotto.
L’agente lo guarda, poi si gira verso un uomo accanto a lui e dice con un sorriso:
— È solo un tifoso che festeggia la vittoria della sua squadra. Meglio lasciarlo stare[7]. Soapy si blocca, incredulo. Il poliziotto non gli presta attenzione. Ancora una volta è condannato alla libertà.
Si allontana, deluso e confuso. Il vento gelido gli penetra nel cappotto sottile. Si stringe nelle spalle, cercando un’ultima occasione.
Davanti a una tabaccheria vede un uomo elegante accendere un sigaro sotto una lampada oscillante. Accanto alla porta, un ombrello di seta è appoggiato con cura al muro. Senza pensarci due volte, Soapy entra, afferra l’ombrello e se ne va con calma.
L’uomo lo segue subito.
— Il mio ombrello! — esclama con voce severa.
Soapy si ferma e, con una smorfia di sfida, dice:
— Ah sì? Allora chiama un poliziotto! Se è tuo, chiama la polizia! Ce n’è uno proprio lì all’angolo.
L’uomo rallenta. Esita. Poi abbassa la voce e borbotta:
— Beh… in realtà… l’ho trovato stamattina in un ristorante… magari è tuo davvero.
E, senza dire altro, si allontana. Il poliziotto non interviene.
Soapy sente la rabbia crescergli dentro. Getta l’ombrello in un fosso con un gesto furioso. È chiaro: la polizia lo tratta come un uomo che non può fare nulla di male. Vuole farsi arrestare ma gli agenti non lo prendono in considerazione.
Sconfitto, torna verso Madison Square. Sente un freddo molto intenso. Ma mentre cammina, si ferma su un angolo tranquillo. Davanti a lui c’è una vecchia chiesa, con un tetto spiovente e un’architettura antica. Dalla finestra illuminata filtra una luce calda. Dentro, un organista sta provando un inno sacro per la messa della domenica.
Quando sente la musica, rimane immobile, appoggiato alla ringhiera di ferro. Il vento sembra calare, la città sparisce per un momento. Tutto intorno gli sembra silenzioso e sereno.
Le note dell’organo lo riportano indietro nel tempo. Rivede la sua infanzia, i giorni in cui aveva ancora una casa, una famiglia, dei sogni. Pensa a sua madre, ai suoi amici, ai momenti in cui credeva di poter diventare qualcuno. Ora la sua vita è solo un ammasso di giorni perduti, sogni distrutti e desideri senza valore. Il dolore gli stringe il cuore[8].
E in quell’attimo, un pensiero si accende dentro di lui. Un pensiero nuovo, improvviso, potente. Non è troppo tardi. Può ancora cambiare. Può rialzarsi. Può smettere di essere un fallito e tornare a essere un uomo.
Domani andrà in centro e cercherà un lavoro. Ricorda che tempo fa un venditore di pellicce gli aveva offerto un posto come autista.
— Andrò da lui, gli chiederò il lavoro — dice tra sé — Ce la farò. Tornerò a essere qualcuno.
Mentre fissa la chiesa, sente una mano sulla spalla. Si volta di scatto. Un poliziotto lo guarda con aria severa.
— Che ci fai qui? — chiede l’agente.
— Niente… — risponde Soapy con voce tremante.
— Allora vieni con me.
La mattina dopo, davanti al giudice, Soapy ascolta la sentenza.
— Tre mesi di prigione.
E così, proprio quando voleva cambiare vita, Soapy ottiene quello che aveva desiderato fin dall’inizio.
FINE
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[1] Isola: si riferisce a Blackwell’s Island, oggi chiamata Roosevelt Island, dove all’epoca si trovava una prigione per senzatetto e piccoli criminali.
[2] l’acquolina in bocca: quando vediamo o pensiamo a un cibo molto buono, la bocca produce più saliva. Questa espressione significa avere voglia di mangiare.
[3] bottiglia di Chablis: lo Chablis è un vino bianco francese, prodotto nella regione della Borgogna. È un vino fresco e secco, spesso servito con pesce o frutti di mare.
[4] l’ha scampata bella: è un modo di dire quando qualcuno riesce a sfuggire per poco a un rischio molto grave, come il rischio di morire.
[5] lo ha reso immune all’arresto: gli ha dato una protezione speciale, come un vaccino, così che la polizia non può più arrestarlo
[6] il terrore gli stringe la gola: avere molta paura, così tanta da sentire un nodo alla gola o da non riuscire a parlare.
[7] meglio lasciarlo stare: è meglio non intervenire.
[8] il dolore gli stringe il cuore: prova una grande tristezza o sofferenza, come se il cuore fosse stretto da qualcosa.

