pdfLiberamente tratto da un racconto di Guy de Maupassant

adattato per studenti di italiano di livello intermedio

 

Una sera sono a casa di Louis con alcuni amici. Beviamo punch, fumiamo e parliamo di libri e pittura. Ridiamo e raccontiamo barzellette. A un certo punto la porta si apre di colpo. Entra Pierre, un mio vecchio amico. È felice ed eccitato.

— Indovinate da dove vengo! — grida con entusiasmo.

Noi facciamo ipotesi, ognuno prova a indovinare,  ma nessuno ci riesce. Allora Pierre dice:

— Vengo dalla Normandia. Ho portato una cosa molto speciale.

E così tira fuori dalla tasca una mano umana senza pelle. È nera, secca e fa paura. Tutti guardiamo in silenzio. Pierre ride e spiega:

— Questa è la mano di un criminale spietato. Un vecchio stregone la teneva in casa. Io l’ho comprata. Ora la metto davanti alla mia porta, per spaventare venditori e creditori.

Un nostro amico inglese dice calmo:

— Forse è solo carne secca. Ci puoi fare un buon brodo.

Uno studente di medicina, mezzo ubriaco, dice serio:

— Pierre, fai seppellire questa mano. È una mano umana. Che succede se il suo proprietario torna a cercarla?

Tutti ridono. Pierre alza il bicchiere e dice:

— Bevo alla prossima visita del padrone di questa mano!

Dopo un po’ tutti tornano a casa. Il giorno dopo passo da Pierre. Entro nella sua stanza. Lui è seduto, legge un libro e fuma.

— Ciao Pierre, come stai oggi? — gli chiedo.

Pierre sorride un po’ e dice:

— Sto bene, grazie. Ma questa notte è successa una cosa strana. Ho messo la mano davanti alla porta, sopra al campanello. A mezzanotte qualcuno ha suonato molto forte. Il rumore mi ha svegliato di colpo. Ho chiesto: Chi è? ma nessuno ha risposto. Allora ho aperto la porta. Ho guardato nel corridoio, era tutto buio e non c’era nessuno. Ho fatto qualche passo fino alle scale, ma non ho visto nessuno. Così sono tornato in camera e ho dormito di nuovo.

In quel momento qualcuno bussa forte. È il proprietario di casa. Entra senza salutare e guarda Pierre con faccia arrabbiata.

— Signor Pierre — dice con voce dura — le chiedo di togliere subito quella cosa orribile dal suo campanello. La gente nel palazzo ha paura. Se non lo fa, sarò costretto a mandarla via da questo appartamento.

Pierre resta calmo. Si alza in piedi e risponde:

— Signore, mi dispiace se qualcuno si è spaventato. Ma quella mano non è una cosa sporca. È un oggetto storico. Apparteneva a un uomo importante.

Il proprietario scuote la testa, fa un passo indietro e dice:

— Non mi interessa se è storica o no. Non voglio vedere quella schifezza sulla porta. La tolga subito. Buona giornata.

Poi esce e chiude la porta con forza. Pierre ride piano, mi guarda e dice:

— Va bene, la tolgo da fuori. La metto qui in camera, così nessuno si lamenta più. E io la vedo ogni sera prima di dormire.

Dopo un po’ parliamo di altre cose, poi ci salutiamo. Io torno a casa. Provo a leggere un libro, ma continuo a pensare a quella mano. Mi sento agitato. Quando spengo la luce, resto sveglio a letto. Ascolto ogni piccolo rumore nella mia stanza e nel corridoio.

Verso le tre di notte chiudo un po’ gli occhi, ma faccio brutti sogni. Sogno mani nere che mi toccano il collo. Mi sveglio di colpo, sudo, sento freddo. Mi alzo, accendo una candela e guardo dietro la porta. Non c’è niente, ma ho paura lo stesso.

Mi rimetto a letto, ma non dormo più bene. Aspetto l’alba guardando il soffitto. Appena comincia a fare chiaro, sento bussare forte alla porta. Sembra un colpo di martello. Apro subito. Davanti a me c’è il domestico di Pierre. È pallido, trema, ha gli occhi rossi dal pianto.

Con voce rotta dice:

— Signore! Il mio padrone… è stato attaccato! È terribile! Venga subito!

Mi vesto subito e corro da lui. La casa è piena di persone. La polizia fa domande a tutti. Due dottori sono accanto al letto. Pierre è sdraiato, non parla, ha gli occhi aperti e guarda nel vuoto. Sul collo si vedono i segni di cinque dita e un po’ di sangue sporca la camicia. Guardo il campanello: la mano non c’è più. Nessuno sa dove sia finita.

Dopo questo fatto Pierre non torna più normale. All’inizio resta a casa, ma è sempre confuso e parla da solo. Ripete che uno spettro lo segue e vuole strangolarlo. Dopo qualche settimana i dottori decidono di portarlo in un ospedale per persone con problemi di mente.

 

 

Passano sette mesi. Io vado a trovarlo ogni giorno, ma non migliora mai. Un giorno mi chiamano in fretta. Pierre è agitato e sta molto male.Vado da lui di corsa. Lo trova stranamente calmo e rimane così per qualche tempo. Ma poi all’improvviso inizia a gridare:

— Aiuto! Mi strangola! Aiuto!

Prova a scappare dal letto, ma cade a terra e muore.

Pierre non ha famiglia. Dopo la sua morte preparo tutto per portare il corpo nel suo villaggio in Normandia. Voglio seppellirlo vicino ai suoi genitori. Quando arrivo, parlo con il vecchio prete del paese. Andiamo insieme nel piccolo cimitero dietro la chiesa. I becchini ci mostrano lo spazio. Vicino alla tomba dei genitori di Pierre c’è una vecchia tomba senza nome, con una croce di legno rotta.

Il prete dice:

— Possiamo togliere queste vecchie ossa e fare posto per Pierre.

I becchini iniziano a scavare piano. Dopo un po’ trovano una bara vecchia e marcia. Aprono il coperchio con attenzione. Dentro c’è uno scheletro molto grande. Il braccio destro è intero, ma vedo subito che la mano è staccata. È lì, nera, secca, proprio come quella che Pierre aveva portato a Parigi. Uno dei becchini ride e dice:

— Guardate! La mano si è staccata. Che strano!

Il prete fa un segno di croce e dice:

— Chiudete tutto. Mettiamo queste ossa in un altro posto, così qui possiamo fare la tomba del povero Pierre.

Io resto fermo, guardo la mano e sento un brivido lungo la schiena. Non dico niente, ma dentro di me capisco: la mano maledetta è tornata dal suo padrone. Il giorno dopo, tutto è pronto. Pierre riposa vicino ai suoi genitori, sotto un grande albero. Il prete dice le ultime preghiere piano. Io guardo la terra fresca sopra la tomba e penso a tutto quello che è successo.

Quando tutto è finito, do qualche moneta al vecchio prete. Gli dico:

— Padre, preghi per Pierre, ma anche per l’anima di quell’uomo che abbiamo dissotterrato. Abbiamo disturbato la sua pace. Spero che ora riposi davvero.

Il prete mi guarda commosso e si fa il segno della croce. Subito dopo parto per Parigi. Non voglio rimanere un solo minuto in più.  Da quella volta, quando spengo la candela per dormire, ancora sento un brivido che mi attraversa tutto il corpo.

 

 

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