È lunedì mattina. L’aria è fresca, le luci bianche illuminano l’ufficio grande e ordinato. Tutte le scrivanie sono uguali, con sedie in fila e computer già accesi. Le persone arrivano una dopo l’altra, in silenzio. Qualcuno saluta piano, qualcuno cammina veloce verso la macchinetta del caffè.
Riccardo entra per ultimo. È qui da poche settimane. Si ferma, guarda intorno. C’è calma, le voci sono basse. Vicino all’ingresso, c’è un tavolo. Sopra, tanti fogli azzurri. Un cartello dice: Compilare[1] entro le 11. È obbligatorio[2]
Riccardo prende un foglio. È semplice. Ci sono righe per scrivere Nome, Cognome, Reparto[3]… e al centro una domanda in grande: Scrivi il nome di un collega Sotto, lo spazio per la firma.
Si gira verso una collega vicina.
– Scusa… questo foglio, a cosa serve?
La collega sorride. Ma è un sorriso falso.
– È la regola. Tutti lo fanno.
– Ma perché devo scrivere un nome?
– Dopo lo saprai.
Riccardo torna alla sua scrivania. Appoggia[4] il foglio. Non riesce a lavorare. Lo guarda. Guarda i colleghi. Nessuno sembra preoccupato.
Alle 10:57 prende di nuovo il foglio. È vuoto. Non conosce quasi nessuno. Legge i nomi sui tavoli. Poi vede Giulia, la collega di prima. Le si avvicina.
– Scusa, non conosco gli altri. Posso scrivere il tuo nome?
Giulia lo guarda male. Si irrigidisce[5].
– No, non scrivere il mio nome. E io non scrivo il tuo.
Abbassa la voce.
– Scrivi Alessandra Giulianova. È laggiù. La donna grassa con i capelli corti. Anch’io ho scritto il suo nome. Ma… silenzio.
Riccardo annuisce[6]. Torna al suo posto. Scrive: Alessandra Giulianova. Firma. Piega il foglio. Lo mette nella scatola trasparente, insieme agli altri.
Alle undici, un suono dagli altoparlanti[7]. Tutti si alzano. Vanno nella sala riunioni[8]. Nessuno parla. La stanza è bianca, ordinata. Sedie in fila, un lungo tavolo. Sopra, la scatola con i fogli azzurri.
Il direttore entra per ultimo. È alto, elegante. Con lui c’è un uomo magro con gli occhiali: l’assistente. Non saluta. Si siedono. Il direttore apre la scatola. L’assistente legge i fogli a bassa voce. Ogni volta che dice un nome, il direttore muove la testa. L’assistente segna[9] qualcosa. Conta.
Riccardo osserva[10]. Alcuni colleghi fissano[11] il tavolo. Altri si guardano le mani. Nessuno sorride. Nessuno parla. L’aria è tesa[12]. Qualcuno si muove piano, nervoso.
L’assistente piega un foglio e lo passa al direttore. Lui lo prende con calma.
– Bene. Grazie a tutti. Ora continuiamo.
Apre il foglio. Legge:
– Alessandra Giulianova.
Silenzio. Una donna in fondo si alza. Ha gli occhi lucidi[13]. Le mani tremano. Il direttore batte le mani.
– Un applauso per Alessandra, per favore.
Tutti battono le mani. Alcuni guardano altrove[14]. Altri sorridono appena. Alessandra resta ferma un attimo, poi fa sì con la testa.
Il direttore parla di nuovo.
– Come sapete, ogni mese facciamo qualcosa di difficile. Ma è necessario. È la base del nostro equilibrio[15].
Cammina piano. Si ferma, guarda le persone.
– In un sistema buono, nessuno è mai sicuro. Solo così restiamo attivi. Solo così miglioriamo[16].
La sua voce è calma, come se dicesse qualcosa di normale.
– Quando una persona resta troppo nello stesso posto, si stanca. Lavora peggio. Noi non possiamo permetterlo[17]. Né per noi, né per lei.
Guarda Alessandra.
– Era qui da molti anni. Era stanca. Tutti lo vedevano. Ora è il momento di cambiare. E siamo sicuri che, come gli altri, troverà un lavoro migliore.
Si volta.
– Alcuni ci scrivono. Dicono “grazie”. Dicono che avevano bisogno di un cambiamento[18]. Che da soli non avrebbero mai deciso.
Poi sorride.
– Per questo oggi è un giorno felice. Per Alessandra. E per noi.
Qualcuno porta una torta. Offrono da bere, prosecco[19]. Alessandra resta qualche minuto. Beve un sorso[20], prende una fetta di torta. Poi saluta. Gli altri applaudono.
Esce in silenzio. Ha gli occhi rossi. Riccardo non si muove. Vede il suo viso, il sorriso finto[21], le lacrime. Pensa ancora all’applauso.
Nel pomeriggio l’ufficio è silenzioso. Nessuno parla. I telefoni squillano[22], le tastiere[23] battono. La scrivania di Alessandra è già vuota.
Durante la pausa, Riccardo dice a Marco:
– È stato… strano. L’applauso, la torta.
Marco lo guarda.
– È sempre così. Il momento è importante. Poi si lavora.
Giulia si avvicina.
– Non è una cosa brutta. È il sistema.
Un collega dice:
– Mio cugino è stato scelto tre mesi fa. Ora sta bene, in un’altra azienda[24].
– Anche una mia amica – dice un altro – ora è felice.
Altri aggiungono[25]:
– Qui nessuno è pigro[26].
– Così restiamo attivi.
– È una buona opportunità.
Riccardo annuisce. Ascolta. Le parole sembrano giuste. Non si sente più come il primo giorno. Tutto sembra più… normale.
Dopo qualche settimana, è di nuovo lunedì. Il cielo è grigio. La luce in ufficio è bianca e fredda, sempre uguale. Riccardo arriva presto. Si toglie la giacca. Va al tavolo dell’ingresso.
C’è una nuova pila di fogli azzurri. Lo stesso cartello: Devi compilare entro le 11. È obbligatorio.
Prende un foglio. Torna alla scrivania. Lo tiene in mano. Pensa.
– Chi scrivo? Forse Giuseppe Costabile. Non mi ha mai offerto un caffè. O Marta Grimaldi, dell’amministrazione. Sembra sempre occupata, ma stampa[27] fogli tutto il giorno. O Tommaso Lupi, della logistica. Una volta gli ho chiesto una graffetta[28]. Ha fatto finta[29] di niente.
Riccardo sorride. Un sorriso nervoso. Scrive un nome. Firma. Piega il foglio. Si alza. Va verso la scatola. Apre. Inserisce il foglio. Chiude.
Un giorno prende il caffè alla macchinetta. Sfoglia[30] il giornale. Si ferma. C’è una notizia.
Alessandra Giulianova si è buttata[31] dal quinto piano. Era un’impiegata[32]. Aveva perso il lavoro da poco. I vicini dicono che era confusa e silenziosa.
Riccardo legge tutto l’articolo. Poi beve il caffè.
Pensa:
– Alcune persone non riescono a capire neanche quando la vita ti offre una nuova opportunità.
[1] Compilare: to fill in
[2] Obbligatorio: mandatory
[3] Reparto: department
[4] Appoggia: (he/she) lays down / rests
[5] Irrigidisce: (he/she) stiffens
[6] Annuisce: (he/she) nods
[7] Altoparlanti: loudspeakers
[8] Riunioni: meetings
[9] Segna: (he/she) marks
[10] Osserva: (he/she) observes
[11] Fissano: (they) stare
[12] Tesa: tense
[13] Lucidi: shiny / watery (eyes)
[14] Altrove: elsewhere
[15] Equilibrio: balance
[16] Miglioriamo: (we) improve
[17] Permetterlo: to allow it
[18] Cambiamento: change
[19] Prosecco: prosecco (Italian sparkling wine)
[20] Sorso: sip
[21] Finto: fake / forced
[22] Squillano: (they) ring
[23] Tastiere: keyboards
[24] Azienda: company
[25] Aggiungono: (they) add
[26] Pigro: lazy
[27] Stampa: (he/she) prints
[28] Graffetta: paperclip
[29] Finta: (he/she) pretends
[30] Sfoglia: (he/she) leafs through
[31] Buttata: thrown (past participle of "buttare")
[32] Impiegata: office worker / employee (female)