Provare compassione per chi soffre è umano. Chi ha ricevuto conforto nei momenti difficili dovrebbe sentirsi ancor più obbligato a offrirlo agli altri. Se mai qualcuno ne ha avuto bisogno e ne ha tratto sollievo, io sono uno di quei fortunati.
Fin dalla mia giovinezza, fui consumato da un amore intenso e puro, forse troppo per la mia modesta condizione. Anche se alcuni, conoscendomi, mi lodarono per la sincerità del mio sentimento, per me fu una passione difficile da sopportare. Non per la crudeltà della donna amata, ma per l’intensità del desiderio che ardeva nel mio cuore.
Questo desiderio, incontrollabile e mai soddisfatto, spesso mi causava più dolore del necessario. Nei momenti peggiori, le parole gentili e i consigli di un amico mi offrirono conforto. Quei dialoghi mi sollevarono così tanto che credo sinceramente che senza di essi sarei morto di dolore.
Ora che il tempo ha placato quella passione, non posso dimenticare il sollievo ricevuto. Per questo sento il dovere di fare lo stesso per chi soffre, offrendo conforto con le mie parole, come un tempo fu fatto per me.
Come tutto ciò che esiste, anche il mio amore, un tempo ardente e inarrestabile, ha seguito la legge universale che impone una fine a ogni cosa terrena. Nessun consiglio, vergogna o pericolo era riuscito a piegarlo, ma col tempo, da solo, ha perso la sua forza.
Ora resta in me solo il ricordo del piacere che l’amore può dare, purché non ci si immerga troppo nelle sue profondità. Dove un tempo c’era sofferenza, ora provo solo una dolce nostalgia, libera da ogni affanno.
Nonostante il dolore sia svanito, non posso dimenticare gli aiuti ricevuti da chi, per affetto e comprensione, aveva preso a cuore le mie pene. La loro gentilezza mi ha sostenuto nei momenti più difficili, e sono certo che la loro memoria non svanirà mai dalla mia mente, se non con la morte stessa.
Poiché la gratitudine è, a mio avviso, una delle virtù più degne di lode e la sua assenza merita biasimo, ho deciso di non apparire ingrato. Intendo, per quanto mi sia possibile, offrire in cambio ciò che ho ricevuto. Ora che posso definirmi libero, anche se non posso ricambiare direttamente chi mi aiutò — forse ormai non ne ha più bisogno grazie alla propria saggezza o fortuna — desidero almeno alleviare le pene di chi soffre.
Sebbene il mio conforto possa sembrare modesto, credo che vada dato là dove il bisogno è più evidente, poiché lì sarà più utile e più apprezzato. E chi potrebbe negare che questo conforto sia più necessario alle donne innamorate che agli uomini?
Le donne, temendo e vergognandosi, nascondono nel cuore le fiamme dell’amore, che, proprio perché segrete, bruciano con più intensità di quelle palesi. Lo sanno bene coloro che le hanno provate. Inoltre, sono spesso costrette a obbedire ai desideri e agli ordini di padri, madri, fratelli e mariti, trascorrendo gran parte del tempo rinchiuse nelle loro stanze.
Sedute, quasi oziose, lottano contro pensieri contrastanti, desiderando e temendo allo stesso tempo. Non possono sempre essere serene, e se la malinconia, spinta da un desiderio ardente, invade la loro mente, essa si trasforma in un peso difficile da sopportare, a meno che nuovi pensieri non riescano a distrarle.
Diversamente, gli uomini innamorati hanno molte più occasioni per allontanare le preoccupazioni. Quando sono afflitti da tristezza o pensieri pesanti, possono uscire, ascoltare e vedere cose nuove, andare a caccia, pescare, cavalcare, giocare o occuparsi di affari. Ognuna di queste attività ha il potere di distogliere temporaneamente l’animo dai pensieri angoscianti.
Con il passare del tempo, la distrazione porta conforto o almeno allevia la sofferenza. Le donne, invece, private di simili opportunità, rimangono sole con i loro pensieri, più vulnerabili e meno capaci di resistere alle pene dell’amore. Così, la malinconia in loro trova terreno fertile, rafforzandosi ogni giorno di più.
Per rimediare, almeno in parte, all’ingiustizia della fortuna, voglio offrire conforto alle donne innamorate. A loro ago, fuso e arcolaio non bastano per alleviare i pensieri. Ho deciso quindi di raccontare cento novelle, favole o storie.
Saranno narrate in dieci giorni da una compagnia di sette donne e tre giovani. Il racconto si svolgerà durante la passata pestilenza. Le storie parleranno di amori lieti e tristi, di eventi felici e sfortunati, accaduti sia in tempi moderni che antichi.
Le donne che le leggeranno troveranno svago e utili insegnamenti. Potranno capire cosa evitare e cosa seguire nella vita. Spero che il racconto le distragga senza annoiarle.
Se ciò accadrà, ringrazino Amore, che liberandomi dai suoi legami mi ha permesso di dedicarmi a questo compito.