pdfLiberamente tratto da un racconto di Fredric Brown
Adattato a studenti di livello intermedio

 

 

Sono tutto bagnato e coperto di fango. Ho fame e freddo. Lontano 50mila anni luce da casa. Un sole alieno illumina il pianeta con una gelida luce azzurra. Il mio corpo è pesante, stanco. La forte gravità rende faticoso ogni piccolo movimento. Sono qui da solo nella mia postazione per difendere il territorio dai nemici. Devo difendere la galassia da quei mostri schifosi e spietati. Da quando hanno avvistato gli alieni su questo fottuto pianeta, mi hanno mandato qui insieme a pochi altri soldati a sorvegliare il territorio. Ma ognuno è solo nella propria postazione, a chilometri di distanza uno dall’altro.
Ogni tanto l’aeronautica arriva per scaricare i viveri. Comoda la vita nell’aeronautica. Si presentano con le loro bellissime astronavi lucidate. Non si degnano neanche di aiutarci a scaricare le casse. Si siedono, con le loro tute eleganti e pulite e ci guardano divertiti. Poi ripartono e noi restiamo qui a fare il lavoro sporco. Restiamo qui nel fango e al freddo per uccidere o morire.
Spero di tornare a casa al più presto. Penso alla mia famiglia, ai miei amici. L’unica consolazione è il pensiero che sono qui a difendere i miei cari da quelle bestie nauseanti.
Il primo contatto con gli alieni è avvenuto verso il centro della galassia, molti anni fa. Per secoli abbiamo esplorato sistemi stellari e pianeti. Inutilmente abbiamo sperato di scoprire altre forme di vita. Abbiamo faticosamente colonizzato nuovi pianeti deserti. Li abbiamo resi abitabili con grandi sforzi e sacrifici.
Poi un giorno, la nostra gloriosa astronave EX2825, in missione esplorativa verso il centro della galassia, comunica di aver avvistato un veicolo spaziale alieno. Il comandante aveva la voce commossa dall’emozione: – Non siamo soli nell’universo – ha detto – cerchiamo di stabilire un contatto con....
Fine comunicazione. Quei bastardi di alieni hanno sparato. Questi alieni viaggiano nella solitudine dell’universo, incontrano una nuova specie e che fanno? Si rallegrano? Preparano un comitato di benvenuto? No! Sparano. Neanche il tempo per le presentazioni. Sparano senza pensarci un solo minuto.
Un colpo della loro terribile arma, e la nostra gloriosa astronave esploratrice va in mille pezzi. Insieme ai nostri migliori scienziati. Insieme a secoli di ricerca e di speranza.
Poi hanno iniziato a invadere i nostri territori, a distruggere le nostre colonie, a depredare e uccidere. Inutile ogni tentativo di comunicare con loro. Inutile ogni sforzo per riportare la pace. Ci sono voluti molti anni per imparare a contrastare la loro superiorità tecnologica. Abbiamo dovuto rinunciare alle esplorazioni, all’arte, alla bellezza, all’amore. Siamo diventati tutti soldati. Gli scienziati si sono concentrati solo sulla ricerca di armi più potenti, e tutti gli altri si sono concentrati su come usarle contro il nemico. L’unico modo per sopravvivere.
Ora siamo delle macchine da guerra. I nostri sentimenti sono rimandati a tempi migliori. Dobbiamo solo pensare a uccidere per non morire. Uccidere per non essere cancellati dalla galassia.
Dei nostri nemici non sappiamo molto. Sappiamo che sono brutti e schifosi. Sono anche spietati e crudeli. Purtroppo sono molto intelligenti. Conoscono le leggi della fisica e della chimica meglio di noi. Basta vedere la potenza delle loro armi e delle loro astronavi.
Però hanno qualcosa di arcaico, di bestiale o forse peggio. Non so se hanno sentimenti. Non so se provano dolore. Da come si comportano sembrano privi di ogni emozione.
Una volta un nostro soldato è stato catturato. Non si sa come, forse per un miracolo, è riuscito a scappare. Il suo racconto però è molto confuso. Il poveretto ha perso completamente la ragione. Non faceva altro che urlare e piangere.
Dice di essere stato torturato per giorni interi. Era su un tavolo, circondato da alcuni alieni che gli infilavano strumenti metallici in ogni centimetro del suo corpo. Erano insensibili al suo dolore. Continuavano a strappargli pezzi di carne con agghiacciante indifferenza. Dall’alto di una sala, dietro un vetro, altri alieni guardavano la scena. Immobili come statue, lo guardavano fisso, con i loro piccoli occhi cattivi.
I nostri scienziati dicono che la vita degli alieni si basa sul DNA, come la nostra. Ma hanno una logica evolutiva totalmente diversa. Sono più simili a dei virus. Dei virus incredibilmente evoluti e intelligenti. Possono costruire navi spaziali e viaggiare più veloci della luce. Ma il comportamento rimane quello dei virus. Invadono un organismo, si riproducono e sfruttano le risorse fino a distruggerlo e poi cercano un altro organismo da parassitare.
Quando hanno incontrato la nostra astronave esploratrice, non hanno pensato alla solitudine dell’universo. Hanno pensato solo di aver trovato nuovi pianeti da parassitare.
Alcuni soldati però dicono che gli alieni hanno dei sentimenti. Sulle loro astronavi abbattute hanno visto delle decorazioni di grande bellezza. Alcuni alieni portavano in tasca dei ritratti, forse dei familiari. Ma questo argomento non piace alle autorità. Vietato parlare di questo. Sono dei virus e basta. Il capitano ripete spesso: – Concentratevi su come ucciderli e non pensate ad altro.
Anch’io preferisco immaginarli come virus. Così riesco a fare meglio il mio lavoro. Posso ucciderli senza provare emozioni dannose. Senza pericolose esitazioni.
Attenzione! Il segnale acustico del mio rilevatore di calore e movimento mi avvisa del pericolo. Proprio davanti a me, a circa 50 metri c’è qualcosa di vivo. Guardo attentamente con il cannocchiale ma non vedo niente. A volte il rilevatore può dare qualche falso segnale. Ma gli alieni sono maledettamente furbi. Si avvicinano silenziosamente, strisciano piano piano nel fango. Si mimetizzano con l’ambiente. Sono capaci di rimanere in agguato per ore, pazienti come la morte e difficili da vedere a occhio nudo.
Punto il mio fucile a plasma nella direzione indicata sullo schermo del rilevatore. Se c’è un alieno, il mirino a impulsi elettromagnetici riuscirà a intercettarlo con precisione. Aspetto lunghi minuti con il fiato sospeso. Un’occhiata ogni tanto sullo schermo per aggiustare la direzione del tiro. All’improvviso la piccola spia rossa al centro del mirino si accende. SWAMP... un solo colpo. E subito dopo l’urlo agghiacciante dell’alieno colpito. Urlano sempre così quando sono colpiti. Ma provano dolore? No, no. Non provano dolore. Sono strategie evolutive per avvisare i compagni. Così dicono gli scienziati.
Mi avvicino cauto, con il fucile puntato. Con fatica cammino per 50 metri. Alla fine del percorso lo vedo. Steso per terra. Fulminato.
Alcuni miei compagni del plotone dicono che ormai sono abituati a vedere questi mostri ripugnanti. Io non riesco ad abituarmi. Ogni volta mi viene da vomitare. Un disgustoso liquido rosso esce dal corpo squarciato. Hanno solo due braccia e due gambe, e una pelle molliccia, senza squame...

Liberamente ispirato a un racconto di Fredric Brown.