Il falegname maestro Ciliegia trova un pezzo di legno che piange e ride come un bambino.

 

Questa è la storia di un pezzo di legno. Non è un pezzo di legno pregiato. È un pezzo di legno comune, come quelli che si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco.

Un giorno, non si sa come, questo pezzo di legno finisce nelle mani di maestro Ciliegia. Maestro Ciliegia è un vecchio falegname. In realtà si chiama mastr’Antonio, ma tutti lo chiamano maestro Ciliegia perché ha la punta del naso rossa come una ciliegia matura.

Quando maestro Ciliegia vede il pezzo di legno è contento e dice: – Questo pezzo di legno va proprio bene per fare una gamba di tavolino.

Quindi prende l’ascia per togliere la corteccia. Mentre sta per dare il primo colpo, rimane con il braccio in aria, perché sente una vocina che dice: – Non mi picchiare tanto forte!

Maestro Ciliegia guarda intorno alla stanza per vedere da dove viene quella vocina. Ma non vede nessuno. Guarda sotto il banco. Nessuno. Guarda dentro un armadio che sta sempre chiuso, e non vede niente. Apre la porta della bottega per guardare anche sulla strada. Ma non c’è nessuno. E allora?

– Ho capito. – dice ridendo e grattandosi la parruca, – Si vede che quella vocina l'ho immaginata. Rimettiamoci a lavorare .

Prende di nuovo l’ascia e tira un fortissimo colpo sul legno.

– Ohi! Mi hai fatto male! – grida la solita vocina.

Questa volta maestro Ciliegia rimane atterrito, con gli occhi di fuori dal capo per la paura e con la bocca spalancata.

– Ma da dove viene questa vocina che ha detto “ohi”?... Qui dentro non c’è nessuno. Forse questo pezzo di legno ha imparato a piangere e lamentarsi come un bambino? Non ci posso credere. È un pezzo di legno come gli altri. Se lo metti sul fuoco, puoi far bollire una pentola di fagioli. E allora? C’è forse qualcuno nascosto dentro? Se c’è qualcuno, peggio per lui. Adesso lo sistemo io.

Prende il pezzo di legno con tutt’e due le mani e lo sbatte senza pietà contro le pareti della stanza.

Poi prova ad ascoltare se sente qualche vocina. Aspetta due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla.

– Ho capito, – dice allora cercando di ridere – quella vocina che ha detto “ohi”, l'ho immaginata io! Rimettiamoci a lavorare.

E siccome ha molta paura, comincia a canticchiare per farsi coraggio. Intanto posa l’ascia e prende la pialla. Appena inizia a piallare il legno, sente la solita vocina che dice ridendo:

– Smettila! Mi fai il solletico sul corpo!

Questa volta il povero maestro Ciliegia cade per terra fulminato.

Quando riapre gli occhi perfino la punta del naso, da rossa è diventata turchina, per il forte spavento.